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Rider e Gig Economy: il racconto del convegno Uil

Ragionare insieme, mettendo sul tavolo qualche proposta concreta, in merito al sempre più attuale tema della gig economy e dei rider. Questo lo scopo del convegno “Chiamateci Fattorini”, organizzato il 19 luglio dalla Uil Milano Lombardia e dalla Uil Giovani Lombardia, esattamente il giorno successivo la firma dell’accordo, grazie al quale i rider finalmente avranno diritto ad alcune tutele. Nel corso del convegno ha parlato anche un rider milanese, a volto coperto, per paura di ritorsioni, visto l’atteggiamento fortemente antisindacale delle piattaforme, raccontando la sua esperienza di lavoratore senza diritti.

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Alle due tavole rotonde moderate dai segretari regionali Serena Bontempelli e Vincenzo Cesare, oltre allo stesso rider, sono intervenuti anche rappresentanti delle istituzioni, come l’assessore regionale al Lavoro Melania Rizzoli e la consigliera delegata al Lavoro della Città Metropolitana Elena Buscemi, la segretaria nazionale della Uil Tiziana Bocchi, Massimiliano Pischedda della Uil Trasporti nazionale, che ha spiegato i termini dell’accordo del 18 luglio, Cinzia Delrio responsabile del dipartimento internazionale Uil, la quale ha illustrato la situazione dei lavoratori della gig economy nei Paesi esteri. Ad Adriano Gnani, coordinatore della Uil Giovani Lombardia, il compito di aprire i lavori; nel suo intervento, Gnani ha ricordato che <<la gig economy è in continua espansione; il 55% dei lavoratori ha tra i 18 e i 34 anni>>.

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Al segretario generale della Uil Milano Lombardia Danilo Margaritella sono state affidate le conclusioni del convegno. Prima di iniziare il suo intervento, Margaritella ha indossato una maschera come gesto di solidarietà nei confronti dei rider che non possono parlare a volto scoperto per paura di ritorsioni antisindacali da parte delle aziende. <<L’accordo sul contratto raggiunto il 18 luglio è un punto di partenza e non di arrivo – ha sottolineato il segretario – anche perché i rider rappresentano una piccola parte dei lavoratori della gig economy che l’Inps stima siano attualmente un milione. Ci sono lavoratori che vengono pagati a ricariche telefoniche o con buoni regalo; questo è inaccettabile, occorre arrivare a un rapporto di lavoro subordinato>>.

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