Sanità, allarme UIL per il personale

 «Non manca solo personale, manca l’attrattività. Piano ferie estivo a rischio: reparti accorpati e utenti penalizzati»

Il sindacato lancia l’allarme sulla tenuta del sistema regionale. Retribuzioni inadeguate, emorragia di professionisti e carichi insostenibili allontanano i giovani. Con l’estate la crisi si accentua: la priorità sia investire sulle persone, non solo sulle strutture.

Milano 03 giugno 2026 – La crisi della sanità pubblica in Lombardia sta per toccare il suo punto di massimo attrito in concomitanza con l’inizio della stagione estiva. La carenza strutturale di personale sanitario, esasperata da un’ormai cronica perdita di attrattività delle professioni mediche e infermieristiche, rischia di tradursi nelle prossime settimane in una drastica riduzione dei servizi essenziali per i cittadini, con la chiusura temporanea o l’accorpamento di interi reparti ospedalieri.

A sollevare il caso con durezza è la UIL Lombardia, che evidenzia come il sacrosanto e legittimo diritto alle ferie e al riposo delle lavoratrici e dei lavoratori della salute si scontri quest’anno con organici ridotti all’osso. Una situazione che costringerà molte strutture sanitarie della regione a una pesante rimodulazione delle attività di degenza, ambulatoriali e diagnostiche. Il peso di questa disorganizzazione ricadrà inevitabilmente in doppia direzione: da un lato sul personale rimasto in servizio, schiacciato da carichi di lavoro insostenibili, e dall’altro sugli utenti, che vedranno dilatarsi ulteriormente i tempi d’attesa e ridursi l’offerta sanitaria sul territorio.

«La sanità lombarda sta affrontando una criticità profonda che non può più essere considerata temporanea o passeggera — afferma il segretario confederale Uil Lombardia Salvatore Monteduro —. L’arrivo dell’estate renderà drammaticamente evidente il problema: il vero nodo, oggi, non è solo il numero di professionisti da sostituire, ma la crescente perdita di attrattività del sistema. Retribuzioni non adeguate, carichi di lavoro elevati, difficoltà enormi nella conciliazione tra vita privata e professionale, a cui si aggiungono i costi insostenibili dell’abitare nelle nostre città, stanno allontanando i giovani dai percorsi formativi sanitari. Stiamo perdendo i professionisti essenziali per garantire la salute pubblica».

I dati elaborati dal sindacato regionale descrivono uno scenario a medio termine ancora più allarmante: nei prossimi anni il sistema sanitario lombardo dovrà fare i conti con migliaia di pensionamenti tra infermieri e professionisti della salute. Un’ondata di uscite che, a causa del crollo delle iscrizioni universitarie e della fuga verso l’estero o verso il privato, rischia di non trovare alcuna compensazione nel ricambio generazionale. A peggiorare il quadro si aggiunge il blocco del rinnovo dei contratti della sanità privata, una situazione che penalizza migliaia di lavoratori e svaluta l’intero comparto.

I punti cardine dell’emergenza secondo la UIL Lombardia:

  • Ferie estive a rischio emergenza: Organici insufficienti costringono le ASST a rimodulare, accorpare o chiudere reparti, penalizzando le liste d’attesa e l’assistenza.
  • Salari insoddisfacenti e caro-vita: Le retribuzioni italiane sono tra le più basse d’Europa, un elemento aggravato in Lombardia dai costi insostenibili degli affitti e degli immobili.
  • Infrastrutture vuote: Negli ultimi anni si è investito molto in mura e tecnologie (Case e Ospedali di Comunità), ma senza il personale rimangono scatole vuote.

Per la UIL Lombardia non più rinviabile l’adozione di un Piano Straordinario per il Personale Sanitario che veda la sinergia immediata tra Governo Nazionale, Regione Lombardia e sistema universitario. Non occorrono ulteriori interventi immobiliari, bensì un massiccio piano di investimenti sulle risorse umane.

«Negli ultimi anni si è investito molto in strutture e tecnologie — conclude Monteduro— ma oggi la priorità assoluta deve essere investire nelle persone. Senza infermieri, operatori sociosanitari, tecnici e professionisti della salute, gli ospedali, le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità non possono funzionare. La vera emergenza non riguarda i mattoni, ma il rischio concreto di non avere abbastanza professionisti per garantire l’applicazione dell’articolo 32 della Costituzione e il diritto fondamentale alla salute di tutti i cittadini lombardi».