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Rapporto sociale EU 2017 (ESDE)

E’ stata pubblicata il 17 luglio 2017 la revisione annuale su occupazione e degli sviluppi sociali in Europa (ESDE) presentando un’analisi dettagliata delle questioni chiave per l’occupazione e la tenuta sociale con le preoccupazioni per l’Unione europea e i suoi Stati membri nel perseguire gli obiettivi UE 2020. Questo nel quadro del semestre europeo focalizzato sui diritti sociali. I principali risultati della ESDE 2017 confermano la logica e gli obiettivi in particolare sul tema “sostegno all’equilibrio tra vita professionale e vita familiare” o come lo chiamiamo oramai comunemente: work life balance. Nella sintesi dei dati a seguire, mi sono soffermato in modo particolare sui temi del lavoro, della disoccupazione giovanile in particolare nel confronto con Germania, Francia e Gran Bretagna (per ora è ancora in EU). Questo perché come noto, sono i paesi maggiori competitori internazionali ai quali fare rifermento e sebbene il rapporto sia molto dettagliato, anche sui temi della povertà e dei rischi di esclusione sociale per tutti i 28, ne accenno solo in sintesi rimandandovi se volete al testo integrale.

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Nel 2016 e all’inizio del 2017, l’economia dell’UE ha continuato a funzionare bene nonostante le sfide interne ed esterne. Ha registrato una continua, anche se leggermente più lenta, crescita del PIL reale (1,9% nell’UE e 1,8% nell’euro) accompagnata da un’ulteriore creazione di posti di lavoro e da una continua diminuzione della disoccupazione. Durante i quattro anni di recupero a seguito della recente crisi, la crescita economica è stata moderata ma costante. È stato per lo più guidata dai consumi, mentre gli investimenti finora non sono riusciti a recuperare in modo significativo.

234,2 milioni di persone risultano occupate nell’UE. Questa crescita occupazionale relativamente forte è accompagnata da una minore espansione delle ore lavorate per persona occupata. La produttività per persona è aumentata dello 0,6% nel 2016. Insieme con la crescita leggermente superiore ma ancora lenta della compensazione nominale per dipendente, ciò ha portato ad un modesto aumento del costo del lavoro nominale.

La situazione del mercato del lavoro dei giovani di 15-24 anni è continuata a migliorare nel 2016; Il tasso di disoccupazione e il numero di questi ultimi che non sono in formazione, occupazione (NEET) stanno diminuendo e la percentuale di giovani occupati continua ad aumentare. Gli sviluppi dell’istruzione/formazione sono stati incoraggianti per raggiungere gli obiettivi formativi del 2020 riducendo l’abbandono scolastico precoce e un’educazione di terzo livello più diffuso facendoli così apparire a portata di mano. Analogamente, la partecipazione dei lavoratori anziani (di età compresa tra i 55 ei 64 anni) nel mercato del lavoro ha continuato ad aumentare nel 2016. Come vedrete dalla sintesi che ho elaborato per il solo 2016, non è l’Italia a concorrere a questi elementi positivi. Non sui NEET, non sulla produttività, non sul tasso di attività (bassissimo).

ITALIA GERMANIA FRANCIA UK EURO AREA 19
  2016 2016 2016 2016 2016
PIL Reale 0.9 1.9 1.2 p 1.8 1.8
occupazione totale 1.3 1.2 0.6 p 1.4 1.4
produttività del lavoro -0.4 0.6 0.5 p 0.4 0.4
ore lavorate annue per dipendente 0.4 -0.3 -3.1 p 0.9 -0.5
produttività reale per ora lavorata -0.8 0.9 3.8 p -0.5 0.9
Totale popolazione (000) 60.666 82.176 66.760 p 65.383 e 339.887 bp
Popolazione età 15-64 (000) 39.014 53.994 41.871 p 42.069 e 220.576 bp
Totale occupati (000) 22.758 41.367 26.583 31.640 146.156
totale occupati 15-64 (000) 22.241 40.256 26.243 30.437 143.116
FTE % population aged 20-64 56.5 68.3 70.4 68.3 63.3
occupati servizi (% su totale) 72.4 (2014) 73.9 (2014) 64.6 83.0 (2014) 75.4 (2014)
occupati industria (% su totale) 23.9 (2014) 24.6 (2014) 17.6 (2014) 15.6 (2014) 21.2 (2014)
occupati Agricultura (% su totale) 3.7 (2014) 1.5 (2014) 2.8 (2014) 1.4 (2014) 3.4 (2014)
tasso di attività (% età 15-64) 64.9 78.0 71.7 77.3 72.9
disoccupati totali (000) 3.012 1.771 2.970 1.598 16.227
% su forza lavoro 11.7 4.1 10.1 4.8 10.0
disoccupazione giovanile (% 15-24) 37.8 7.0 24.6 13.0 20.9
disoccupati lungo termine 6.7 1.7 4.3 1.3 5.0
% occupati con basse competenze 25-64 (ISCED 0-2) 51.2 59.5 51.3 62.8 53.9
% medie competenze 25-64 70.6 81.0 72.9 79.4 74.9
% alte competenze 25-64 79.8 88.4 85.0 85.6 84.0
NEET (% of total population aged 15-24) 19.9 6.6 11.9 10.9

11.7

 

 

In questo contesto, il dialogo sociale, fortemente voluto e cercato dalla CES e richiamato anche dai recenti interventi del nostro segretario generale Carmelo Barbagallo, è uno dei temi chiave per produrre maggiore equità sociale in EU sapendo bene che non è possibile per ogni singolo paese, ridurre un gap che si è minacciosamente aperto in questi anni di crisi e di confuse risposte al riguardo.

C’è una diversità significativa nelle pratiche nazionali in tutta l’UE, alcune dimensioni chiave per un efficace dialogo sociale possono comunque essere identificate. Queste comprendono le organizzazioni sociali (rappresentanti datoriali e sindacati). Una di queste è che è diffuso il problema della scarsa adesione al sindacato da parte dei giovani in tutta la UE. Con forti differenze come si nota dal grafico, in relazione al problema (ma non per tutti) di scarsa partecipazione al mondo del lavoro dei giovani (Neet) oltre alla difficoltà a generare ricambi generazionali. Forse uno dei motivi anche per il sindacato, della distanza che si è prodotta in termini di partecipazione alle istanze collettive e alle rivendicazioni di valore sociale che il sindacato esprime.

adesione-sindacato

In alcuni Stati membri, non solo in Italia, i pensionati fanno una quota considerevole di appartenenza sindacale. In Austria, Germania, Finlandia o Paesi Bassi, è stimata la quota di pensionati tra i membri sindacali a oltre il 15%. Per la Germania ad esempio, sono 1,7 milioni gli iscritti in pensione. Per l’Italia, una dinamica simile, che osserva il rapporto, ha visto ridursi la parte attiva degli iscritti a favore dei pensionati (ne hanno fatto un articolo poco tempo fa).

Non stanno meglio le associazioni datoriali. Una indagine in Francia ha evidenziato come ad essere iscritte alle associazioni d’impresa siano più le aziende fondate oltre 10 anni fa che quelle con meno di 10 anni di vita. Un modello che è stato rilevato anche nella UE. 28% per le aziende con più di 10 anni contro il 19% di quelle con meno di 10 anni. Non solo, come dimostra il grafico, le aziende con una forza lavoro ultra 50enne minore del 20% sul totale degli addetti, tende a non associarsi, così come a ridursi la presenza del sindacato. Un tema su cui riflettere a fondo sebbene sia una forbice più aperta nei paesi nordici. Si noti in ogni caso la scarsa partecipazione associativa a dimostrazione non casuale della crisi di adesione molto diffusa in Europa e in Italia.

associati-datoriali

Gli ultimi 20 anni hanno visto una sostanziale attività di riforma nell’Unione europea sulla previdenza.
Si prevede di mantenere i livelli delle spese pensionistiche rispetto al PIL nel 2060 salendo al di sopra dei limiti odierni, nonostante la crescente dipendenza demografica. Queste riforme non solo riducono i diritti alla pensione, ma anche limitano la copertura oltre l’età di 65 anni, in particolare aumentando i tempi di pensionamento. In larga misura, gli aumenti pianificati molto graduali di pensionamento influenzeranno i futuri pensionati (i lavoratori giovani e futuri).
Tuttavia, gran parte dell’attività di riforma è stata valutata positivamente, scrive il rapporto.
Migliori prospettive di mercato del lavoro per i lavoratori più anziani, combinati con la più elevata età pensionabile ha portato ad un aumento significativo del tasso di occupazione dei lavoratori più anziani negli ultimi due decenni. Aspetto che abbiamo notato anche nelle ultime rilevazioni ISTAT.

Una tabella illustra poi il tasso di privazioni materiali, indicatori di povertà senza essere un valore assoluto ma significativo delle disuguaglianze che si sono incrementate con la crisi e che necessitano di interventi sociali significativi oltre che a una migliore redistribuzione della ricchezza prodotta.

privazione materiale

per finire La permanenza media in un posto di lavoro che diminuisce, un fenomeno noto e in aumento, transizione e cifra del mercato del lavoro contemporaneo trasversale alle tipologie contrattuali e non motivato a io parere, come ho letto in alcuni post, dal significativo aumento dei contratti a termine. Questo casomai è un dato italiano ma non certo europeo. Il grafico è diviso tra le prime 3 barre per i lavoratori 25-39 anni e le ultime 3 per i lavoratori 40-64 anni

 

workers in same company

 

Daniele Bailo – UIL Milano Lombardia