Una società cooperativa di mutuo soccorso

Una società cooperativa di mutuo soccorso per la non autosufficienza

Oggi lo Stato Sociale non solo non riesce a rispondere ai nuovi bisogni ma   ha ridimensionato i programmi in essere come il sistema previdenziale. Difficilmente si può pensare a nuove imposte né  le famiglie, che pure nel nostro paese detengono una ricchezza significativa, sono in grado di farsi carico da sole di questo deficit assistenziale che riguarda il fenomeno inesorabilmente in crescita della “ non autosufficienza” e che in gran parte , anche se non esclusivamente, interessa la popolazione anziana.

Per questo sarebbe necessario ed urgente offrire alle famiglie nuovi strumenti di investimento sociale, a carattere volontario e accompagnato da un incentivo fiscale.

A ciascuno può capitare di perdere l’autosufficienza in un momento della propria vita e, se questo rischio universale fosse condiviso da un numero rilevante di soggetti,  il cosiddetto premio assicurativo sarebbe meno costoso.

Se è positivo che l’opinione pubblica venga sensibilizzata dalla  grande stampa, a maggior ragione il sindacato non può limitarsi alla condivisibile ma purtroppo sin qui inefficace richiesta di incrementare i fondi nazionale e locali per la non autosufficienza ma deve anche impegnarsi su proposte innovative e concrete che debbono avere un carattere aggiuntivo rispetto al welfare pubblico.

Se la condizione di maggiore fragilità sociale è oggi la non autosufficienza su questo bisogna concentrarsi.

Lo strumento più efficace del sindacato è quello della contrattazione integrativa che coinvolge anche i datori di lavoro e può essere incoraggiata dalle istituzioni ad ogni livello attraverso l’uso della leva fiscale.

Destinare nei contratti aziendali una somma modesta finalizzata ad una prestazione assistenziale non è una novità e non costituisce un aggravio di oneri per ciascuna delle imprese che sottoscrivono accordi da  esse ritenute  complessivamente accettabili e compatibili con le  proprie dinamiche di costi e ricavi.

La stessa Fondazione Welfare Ambrosiano, che sarà operativa sul terreno del microcredito per i soggetti in condizione di temporanea difficoltà, non solo è nata anche con l’utilizzo di fondi raccolti attraverso la contrattazione articolata ma prevede esplicitamente nel proprio Statuto di  destinare risorse per promuovere la costituzione di appositi fondi di carattere mutualistico finalizzati alla cura e all’assistenza, alimentati con specifica contribuzione, per affrontare l’invecchiamento demografico e le nuove povertà.

Quindi lo strumento è gia stato individuato in una società cooperativa di mutuo soccorso (SMS) le cui prestazioni saranno alimentate dalla contrattazione di secondo livello che potrà garantire l’adesione collettiva dei dipendenti delle aziende interessate. Destinatari saranno quindi i lavoratori in quanto iscritti a prescindere da ogni altra condizione anche se, a condizioni da definire, potranno partecipare anche altri soggetti. La cessazione del rapporto di lavoro non necessariamente porterà alla perdita della qualifica di socio che potrebbe essere mantenuta attraverso la contribuzione volontaria. La società di mutuo soccorso sarà amministrata dai soci, i lavoratori e le stesse imprese se, come appare ragionevole, al contributo dei dipendenti si aggiungerà un pari contributo dei datori di lavoro.

Una prima ipotesi potrebbe essere quella di un contributo pro-capite di 100 euro annuali ( 50 del lavoratore e 50 dell’impresa ). Ipotizzando per la sola provincia di Milano un numero di 300.000 iscritti il primo anno vi sarebbero 30.000.000  di entrate. Di queste la metà potrebbe andare a riserva e la metà essere destinate a prestazioni: 3.000 famiglie potrebbero ricevere annualmente 5.000 euro ciascuna o prestazioni di equivalente valore.

Nel secondo anno, ipotizzando la stessa entrata,  20.000.000 di euro potrebbero andare a prestazioni e 10.000.000 a riserva. Il numero delle famiglie assistite salirebbe a 4000.

Il terzo anno,  sempre mantenendo ferme le entrate 25.000.000 euro potrebbero andare a prestazioni e 5.000.000 a riserva consentendo così di intervenire  sempre con 5.000  euro nei confronti di 5000 famiglie.

In questo semplice schema (che non tiene conto dei costi amministrativi  che potrebbero però essere coperti da interventi ad hoc garantiti per esempio o da istituzioni o da enti come la Fondazione Cariplo) al termini dei tre anni la  SMS disporrebbe di un fondo di riserva di 30.000.000 di euro e garantirebbe prestazioni per 5.000 famiglie per un valore di 5.000 euro a ciascuna di esse. Naturalmente il numero delle famiglie assistite potrebbe diminuire ed essere incrementato il valore della prestazione o viceversa.

Ovviamente il numero dei beneficiari è per forza di cose limitato e dovrebbe essere determinato indirettamente per patologia e/o per età. A titolo di esempio potrebbero beneficiare soltanto coloro che vengono colpiti dal morbo di Alzheimer dopo il compimento di una determinata età ( in questo caso necessariamente elevata) oppure coloro che, senza limite di età,  sono colpiti da patologie gravi ma rare.

Dovendo fare i conti con le disponibilità effettive è inevitabile che l’avvio del sistema deve sottolinearne il carattere assicurativo e affidarsi al calcolo delle speranze di vita e della probabilità delle patologie.

Del resto la scelta politica dei singoli non può essere quella di un investimento finanziario, dove si può guadagnare o perdere né quella del risparmio postale. Ognuno paga nella speranza di non dover mai aver bisogno di nulla, augurandosi di aver fatto un finanziamento a fondo perduto, ma nella certezza che di fronte ad un evento particolarmente grave nella propria famiglia, alle condizioni  predefinite e rese possibili dalle disponibilità del fondo, otterrà una prestazione aggiuntiva a quella del Welfare Pubblico.

Nello stesso tempo occorre ridurre al minimo tutti gli aspetti burocratici e ottenere la non tassabilità di contributi o prestazioni.

Naturalmente questo progetto, al di là  dell’ipotesi fatta che è per forza di cose molto semplificata, avrà una concreta possibilità di realizzarsi solo se troverà il consenso delle categorie dei lavoratori attivi che dovranno compiera unitariamente la scelta politica di introdurre nelle piattaforme aziendali o territoriali questa rivendicazione e successivamente la capacità e la forza  di sottoscrivere le intese conseguenti.

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