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Sviluppo delle Pari Opportunità e Politiche di Genere

Intervento del Segretario Generale al Coordinamento Pari Opportunità e Politiche di Genere della Uil Milano e Lombardia 19/6/2014

Christine Lagarde, direttora (o direttrice) generale del Fondo Monetario Internazionale in una intervista al corriere del 4.4.2014 ha detto dell’Italia “il vostro è uno dei Paesi della zona euro che incoraggiano meno la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro. Un cambiamento di rotta, a parte ogni considerazione di progresso sociale, potrebbe avere effetti benefici sulla produzione di reddito aggiuntivo e. quindi, sull’uscita da un periodo di stagnazione”.

Questa frase riassume piuttosto bene la situazione del nostro Paese in cui venti anni fa lavoravano circa 7,6 milioni di donne, che adesso sono 9,3.milioni, ma l’aumento costante dell’occupazione è dovuto al part time con conseguenti criticità sul sistema di previdenza per le donne.

In Lombardia i dati Arifl del IV trim 2013 ci dicono che su una popolazione complessiva costituita da 10.028.000 di cui 4.918.000 maschi e 5.110.000 femmine, il tasso di occupazione (15-64 anni) è pari a 72% per gli uomini e 57,2% per le donne mentre il tasso di disoccupazione è pari a 8,3% per gli uomini e il 9,2% per le donne, ciò significa che a parità di condizioni, il rischio di perdere il lavoro è superiore per le donne rispetto agli uomini.

Un capitolo a parte è costituito dalla questione della maternità, con il costante aumento delle dimissioni nel primo anno di vita dei figli da parte delle donne, le quali riferiscono come causa la mancanza di aiuto (asili nido, aiuti familiari, ecc..) per affrontare i compiti di cura.

Inoltre permangono fenomeni di discriminazione quali: differenziali retributivi (Gender Pay Gap) che in italia di attesta al 17%, segregazione orizzontale e verticale.

Il differenziale retributivo costituisce, ancora oggi, un vincolo alle libere scelte di vita delle donne ostacolando l’indipendenza economica; la durata o interruzione del lavoro; la condivisione dei compiti di cura nelle famiglie. Tutto ciò produce anche un divario di pensione che espone le donne a rischio di povertà durante la vecchiaia.

La segregazione orizzontale continua ad escludere le donne da alcuni settori produttivi a causa del permanere di stereotipi e pregiudizi di genere che ritengono la donna meno adatta a mansioni tradizionalmente maschili, ciò malgrado l’aumento delle loro credenziali educative e l’accesso a facoltà universitarie tipicamente maschili (es. ingegneria, medicina, ecc..).

La segregazione verticale si riferisce alla sottorappresentazione delle donne nelle posizioni aziendali di vertice a causa delle caratteristiche culturali dell’organizzazione del lavoro che svantaggia le donne (presenza in ufficio oltre l’orario, difficoltà di conciliazione dei tempi di vita personale e lavorativa, meccanismi di cooptazione e sponsorizzazione del vertice in favore di persone appartenenti allo stesso genere, cioè maschile, ecc..).

Quali sono le soluzioni da perseguire per ridurre ed eliminare tale divario?

In accordo con quanto contenuto nelle tesi congressuali sulle pari opportunità e politiche di genere della UIL Nazionale “Per garantire la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro e nel processo decisionale è necessaria un’adeguata combinazione di politiche familiari, sociali, economiche e cambiamenti a diversi livelli: nelle relazioni tra i generi, nelle organizzazioni e nelle politiche sociali.

Il contesto lavorativo, insieme a quello sociale, svolge un ruolo determinante nell’ostacolare o, al contrario, favorire una reale parità tra uomini e donne. Per raggiungere tale obiettivo è necessario che le organizzazioni sviluppino una maggiore consapevolezza della trappola del genere e aumentino la sensibilità e la disponibilità verso i problemi dei lavoratori e soprattutto delle lavoratrici, per contribuire a liberare uomini e donne dal loro “naturale” destino biologico.”

La Uil Lombardia è impegnata sul tema della conciliazione dei tempi di vita professionale e personale, in particolare come partner, già dal 2011, nelle reti di conciliazione delle ASL Lombarde, previste dai Piano territoriale di conciliazione di Regione Lombardia .

La partecipazione del sindacato in queste iniziative è importante per il ruolo trasversale e di integrazione che può dare al progetto, attraverso il monitoraggio delle attività e la promozione sia della sperimentazione di nuove pratiche sia nella contrattazione di secondo livello.

Inoltre, sosteniamo e partecipiamo al coordinamento diritti costituito recentemente dalla UIL Nazionale, poiché Pietro Nocera proviene dalla UILCA Lombardia, con l’obiettivo di favorire la condivisione di una cultura che sia inclusiva e paritaria per tutte le minoranze, comprese la comunità LGBT, incoraggiando i sindacalisti a riconoscere tali diritti e a intraprendere azioni di promozione di buone pratiche aziendali sul tema.

Siamo impegnati sul tema della violenza di genere con la ripresa dei lavori del tavolo interistituzionale sulla violenza di genere del Comune di Milano e nella rete Antigone e Sandra dei Comuni di Bresso e Cinisello Balsamo. In questi due ultimi progetti attualmente impegnati nella attuazione delle azioni previste dal progetto Amaranta di Regione Lombardia che prevede, fra le altre cose, la realizzazione di un protocollo di intesa per gli interventi e la costituzione di un Family Justice Center (centro di assistenza alle vittime di violenza domestica).

Il nostro sindacato è contro ogni forma di violenza (violenza di genere, mobbing, bullismo, discriminazione, omofobia, ecc..) poiché la violenza interviene in una relazione interpersonale in cui uno dei due interlocutori ritiene di possedere e poter esercitare un potere sull’altro e in particolare la violenza di genere non sarebbe possibile se non esistessero delle condizioni definite e condivise nel sistema sociale che penalizzano le donne, mantenendo una identificazione di genere sottomessa, passiva e rassegnata, attraverso gli stereotipi che condizionano il comportamento sia della vittima che del molestatore.

Per tale motivo consideriamo di fondamentale importanza la formazione e l’informazione sulla violenza, anche come forma di prevenzione della discriminazione e un passo verso il cambiamento culturale necessario ad una parità che rispetti e valorizzi le reciproche differenze.

Infine, stiamo lavorando con le Consigliere di Parità di Regione Lombardia per formare delegati sindacali delle varie province della Lombardia sulle pari opportunità econtrattazione di secondo livello. Le Consigliere di Parità hanno finanziato il corso e collaborato attivamente con CGIL, CISL e UIL nella progettazione e realizzazione dell’intervento formativo allo scopo di creare un linguaggio comune che supporti le attività di tutti i soggetti.

I prossimi passi di sviluppo delle nostre politiche non possono che essere orientati a favorire e sostenere:

–         pratiche di conciliazione dei tempi di vita personale e lavorativa che agevolino la reale condivisione dei compiti di cura;

–          avviare e sostenere politiche rivolte alle famiglie (ampliamento, potenziamento e miglioramento dei servizi per l’infanzia, per la disabilità e la non autosufficienza, ecc.)

–          ridefinire i rapporti tra i generi attraverso azioni di sensibilizzazione e formazione sul genere promuovendo e sostenendo gli interventi educativi nelle scuole ed anche attraverso la formazione degli operatori sindacali;

–         prevedere contrattualmente nuove modalità di lavoro;

–         promuovere e sostenere la contrattazione di secondo livello in tema di conciliazione e welfare aziendale.

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