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Milano: ripristinata l’Area C

Area C: dichiarazione del Segretario UIL Walter Galbusera.
La decisione della Giunta di ripristinare l’Area C a seguito della Ordinanza del Consiglio di Stato  non fa venir meno le criticità che la UIL di Milano e  della Lombardia aveva sottolineato nel documento diffuso nel febbraio scorso. E’ vero che gli interventi ormai sistematici della Magistratura sulle scelte discrezionali degli organi politico-istituzionali costituiscono una anomalia italiana patologica. Ma   i rilievi del Consiglio di Stato sono del tutto logici laddove si afferma che prima dell’Area C avrebbe dovuto vedere la luce quel Piano Urbano della Mobilità (che peraltro esiste per l’arco temporale 2006-2016 e che non sembra essere  stato revocato) di cui  la nostra Organizzazione aveva segnalato lo stravolgimento delle scelte infrastrutturali con l’approvazione del PGT.  Infatti il Comune di Milano in quella occasione non si è posto il problema di rendere compatibile le scelte urbanistiche con quelle del trasporto. Per ottenere  risultato adeguato  occorre soprattutto la capacità di coinvolgere tutti i soggetti
interessati, pur senza configurare alcun diritto di veto, nei progetti e nelle sperimentazioni, che per loro natura debbono avere il carattere della reversibilità, al fine di garantire un risultato condiviso e positivo.
E’ quindi necessario fare un po’ di chiarezza sul percorso che si intende affrontare e sulle scelte strategiche che si vogliono assumere se si vuole costruire un nuovo Piano Urbano della Mobilità  che avrà bisogno di tempi lunghi se lo si vuole allargare all’area metropolitana. Sarebbe un grave errore se si procedesse senza sottoporre l’Area C all’esame del PUM e alla coerenza con la rete di Milano ivi compresi trasporti e stazionamenti, sia pubblici che privati. Nello stesso tempo  bisogna fare attenzione a non frenare gli investimenti, anche autostradali, di cui l’intera Regione ha bisogno.
Sarebbe un approccio culturale francamente fuori tempo se si volesse contrapporre il mezzo pubblico a quello privato e la bicicletta all’automobile.
Il centro deve essere reso accessibile con tutti i mezzi, così come avviene nelle altre metropoli europee.
Se si privilegia un concetto di centro sempre più a vocazione pedonale, si bloccano i parcheggi a rotazione e  si limita ancora di più la sosta su strada se ne riduce fortemente l’accessibilità, “riservandolo” a residenti e turisti con sempre meno attività economiche. Nel condividere in via di principio gli obiettivi di ridurre inquinamento e traffico nell’ambito della città non possiamo che ribadire le osservazioni già fatte, in particolare che l’Area C  è ininfluente per finalità ambientali. Per raggiungere questo obiettivo occorrono anche nuove tecnologie e bisogna intervenire in termini strutturali su tutte le fonti che generano l’inquinamento. Il traffico nell’Area C è calato, anche per effetto della crisi, ma è anche vero che l’Area C incide sul traffico dell’intera città solo per circa lo 0.5%.
Peraltro è necessaria una valutazione oggettiva delle criticità emerse in questa prima fase sperimentale. L’Area C è considerata dal Sindaco, legittimamente, una realizzazione che contribuisce in maniera visibile a segnare l’identità politica della maggioranza che regge il Comune di Milano ma non si può dimenticare neppure che una motivazione credibile della “tassa di congestione”, che dovrebbe essere configurata come tassa di scopo, è anche quella di garantire la continuità del gettito tributario.
Per questo occorre riflettere bene sull’ammontare della tariffa , sulla distinzione trai i mezzi per dimensioni e inquinamento, sull’impatto economico nei confronti  di aziende e lavoratori delle misure adottate.
Riteniamo che debba essere confermata la nostra valutazione iniziale: nell’approccio del Comune non appare alcuno scenario per il futuro della città che non sia meno traffico  (ma solo in centro) e un po’ meno emissioni inquinanti (ma solo in centro).  La questione centrale rimane quella dei parcheggi per cui la differenza tra il fabbisogno e la disponibilità reale è enorme, sia per i parcheggi di interscambio presso le stazioni metropolitane e ferroviarie che sono aumentati in misura assolutamente insufficiente, sia per i parcheggi a rotazione nelle zone centrali, sia per le piazzole di carico e scarico che per la residenzialità di chi svolge attività nell’area. Allo stato, quale che siano le intenzioni dei promotori, gli unici e veri beneficiari dell’Area C sembrano essere coloro che abitano in centro, ma non necessariamente vi lavorano, e che godono di una forte riduzione di traffico e di un aumento relativo del valore degli immobili. Per tutte queste ragioni occorre riprendere il confronto aperto che coinvolga tutti i soggetti interessati con la disponibilità a costruire un progetto realistico e coerente che, seppur con la necessaria gradualità, si ponga l’obiettivo di migliorare la qualità di vita e di lavoro di Milano riducendo traffico e inquinamento per tutti i cittadini e non solo per un’area di privilegiati.

Milano, 17 settembre 2012