expo-2015

Fame zero – alimentazione sicura in tutto il pianeta per tutte le età

Intervento del Segretario Generale della UIL Milano e Lombardia all’Expo di Milano
Sapete quanti saremo nel 2050? il numero provoca un brivido: 10 miliardi, adesso superiamo di poco i 7 miliardi! Nel 2000 eravamo 6 miliardi e soltanto 4 nel 1980!
Questi dati fanno parte di una documentata previsione che l’Istituto per gli studi di politica internazionale ha offerto recentemente all’Università Bocconi.
L’Expo sta a sua volta diffondendo un importante messaggio: cosa possiamo e dobbiamo fare per nutrire il pianeta,salvandolo e salvandoci da un declino altrimenti inesorabile.
Se la popolazione continua a crescere con progressione impressionante, diminuisce sensibilmente la quantità di terra arabile e quindi coltivabile.
Ciascuno sempre secondo l’Ispi aveva a disposizione più di 4000 metri quadrati nel 1960, oggi ci dobbiamo accontentare di 2.000 metri quadrati.
I calcoli si presentano spietati: per produrre un chilo di vitello sono necessari oltre 30 metri quadrati di terra, che diventano 20 per produrre un chilo di maiale, 18 per un chilo di pollo e circa 12 per un chilo di uova, mentre frutta, patate e vegetali hanno bisogno stando alle statistiche di spazi assai meno rilevanti.

Ecco perché non é soltanto importante la quantità di cibo disponibile per ciascun essere umano ma anche che tipo di cibo.
un ricercatore che collabora con l’Organizzazione “Save the children” sostiene che in molte regioni dove l’organizzazione umanitaria é presente, il problema non é la quantità di cibo, ma la qualità: se i bambini mangiano disordinatamente prodotti con poche vitamine, gli effetti possono essere devastanti, soprattutto a lungo termine.
Ma il mondo é in guerra anche per l’oro blu, dal medio oriente agli Stati Uniti dal Sud America all’Europa dell’Est, in tutti i continenti si moltiplicano i rischi di scontro intorno a falde, fiumi e laghi condivisi.
Nei prossimi trent’anni i maggiori fiumi del nostro pianeta soffriranno di una riduzione di portata del 25-30% a causa dei cambiamenti climatici. E intanto crescerà la domanda di acqua per energia, agricoltura e usi domestici, quindi le tensioni potranno presto spostarsi dalla superficie al sottosuolo e questi fattori rischiano di trasformare l’acqua in “amplificatore di conflitti” in molte zone del Pianeta.

Ma voglio dedicare il mio intervento al tema dello SCANDALO DEL CIBO SPRECATO.
il valore economico del cibo sprecato nel mondo é stimato in 1.000 miliardi di euro.
Il valore dello spreco alimentare domestico nel nostro Paese nel 2014 é stato di 8 miliardi di euro.Un quarto del valore economico del cibo sprecato basterebbe a sfamare i 790 milioni di persone che soffrono la fame nel mondo; si sprecano soprattutto cereali, frutta e verdura, pesce e carne si sprecano 250.000 mld di litri d’acqua, il quantitativo richiesto per produrre il cibo che viene sprecato ogni anno nel mondo. Pari all’acqua necessaria per il consumo domestico di New York per 120 anni. Il suolo registra che il 30% della superficie agricola mondiale viene usato per produrre il cibo sprecato ogni anno, pari a 1,4 mld di ettari. Infine l’anidride carbonica prodotta ogni anno dal cibo sprecato é pari a 3,3 miliardi di tonnellate…se lo spreco alimentare fosse un Paese sarebbe il terzo più inquinante del mondo dopo USA e Cina.! Tornando al nostro Paese, siamo un paese di spreconi, cuciniamo più di quello che mangiamo e il resto finisce in pattumiera, 49 chili all’anno per famiglia.

Perché gettiamo via gli alimenti? in linea di massima, ci dicono le indagini, perché compriamo troppo senza programmazione e così frutta e verdura marciscono prima di finire in pentola oppure perché cuciniamo troppo!
Non deve diventare una giustificazione il sapere che ci sono organizzazioni come il Banco Alimentare che in maniera diversa indirizzano le eccedenze a chi ha bisogno. Il Brasile é uno dei primi produttori mondiali di beni alimentari, ma spreca annualmente fino a 12 miliardi di dollari, una quantità di cibo che potrebbe sfamare 30 milioni di persone indigenti. IL 64% del cibo destinato al consumo domestico viene perso in diverse fasi della filiera alimentare: in particolare, il 20% nella raccolta agricola, il 15% nella fase di trasformazione industriale e il 20% entro le mura domestiche.

Attualmente in Brasile operano moltissime banche alimentari sostenute dal Ministero che distribuiscono ogni anno circa 40mila tonnellate di cibo nelle 66 contee in cui operano.Oltre alla distribuzione alimentare,i programmi sviluppano anche attività formative nei settori dell’alimentazione e del lavoro sociale,al fine di promuovere una dieta alimentare equilibrata ed educare ad una corretta alimentazione.
Proprio nello Stato di San Paolo fondata all’inizio degli anni 2000 una ONG, l’AKATU, ha lanciato una campagna volta a far crescere la consapevolezza dei consumatori,mostrando il costo effettivo di tutti gli sprechi alimentari generati e pianificando azioni di solidarietà nel mondo

Cultura, informazione per non distruggere il pianeta, dove ogni anno si gettano via mille miliardi di cibo. Perché produrre tutto quello che buttiamo costa, usa, consuma la terra,provoca cambiamenti climatici.

Qualcosa sta cambiando anche nelle nostre usanze, una ricerca presentata qui all’Expo racconta che più spesso i genitori italiani insegnano ai figli a non sprecare cibo,( e qui pesa anche la crisi economica) a scegliere prodotti di stagione, sempre più consci che si acquista troppo e si cucina in eccesso. Un primo passo verso il cosiddetto “no waste”…no al cibo avanzato.
L’Italia deve muoversi in fretta in termini legislativi, il ministro all’Ambiente ha parlato recentemente di una legge contro lo spreco alimentare così come avviene in Francia dove é stata presentata una legge che prevede il reato di spreco alimentare e multe per i grandi magazzini che non donano gli avanzi.
La misura si rivolge essenzialmente ad uno dei nodi della filiera alimentare,non certamente l’unico a creare spreco, quello della grande distribuzione organizzata.
Dall’entrata in vigore di questa legge non sarà più possibile per i negozi sopra i 400 metri quadrati smaltire l’invenduto trasformandolo in rifiuto quando ancora commestibile. Chi contravviene a questa norma rischia fino a 2 anni di carcere e multe molto salate, anche se si può discutere sull’introduzione di pene severe o di misure deterrenti forti, io credo che un segnale deciso per affermare che buttare via un prodotto ancora mangiabile é un torto che si commette nei confronti di chi lo ha prodotto , di chi non ha accesso al cibo che noi buttiamo, di chi soffre di povertà e malnutrizione e delle nuove generazioni che verranno dopo di noi.

DARE VALORE AL CIBO resta una buona intenzione senza contenuto se convive con uno spreco delle proporzioni che ho ricordato.

 

Nella vicina Francia si é detto No non solo istituendo pene carcerarie e pecuniarie ma anche, aspetto estremamente significativo, realizzando programmi di educazione scolastica nelle scuole primarie.! Insegnare ai bambini, fin dalla tenera età che il cibo va rispettato al pari del lavoro di chi l’ha prodotto e che sprecarlo reca un danno economico ed ambientale alla collettività e che questo é un passo senza il quale non possiamo pensare ad un futuro diverso.
Se non impariamo ad essere cittadini migliori non c’é norma che tenga, per questo l’educazione alimentare deve entrare a pieno titolo nei programmi scolastici.

Il mondo del lavoro, la nostra Organizzazione, il sindacato dei cittadini dovranno intensificare nei prossimi mesi questa e tante altre iniziative per dare risposta alla povertà e alla fame di questa Terra.