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Centri per l’Impiego: proclamato lo stato di agitazione contro la legge sul riordino

Si è svolto oggi, davanti alla sede del consiglio regionale a Milano, dov’era in discussione la legge regionale sul riordino dei Cpi, il presidio delle lavoratrici e dei lavoratori dei Centri per l’Impiego e delle Afol lombarde. Durante la manifestazione, una delegazione di Cgil Cisl e Uil ha incontrato i capigruppo del consiglio regionale, ai quali è stata ribadita la posizione di contrarietà rispetto alla norma in approvazione; in particolare sono state ribadite le perplessità sulla scelta di trasferire le funzioni e il personale alle Province e alla Città Metropolitana, unica Regione d’Italia ad assumere tale decisione. I lavoratori presenti all’incontro hanno riportato le criticità rispetto all’esiguo numero di personale, alle carenze organizzative e all’efficienza in generale dei servizi erogati alla cittadinanza. In piazza anche la Uil Fpl e la Uil Milano Lombardia, con Laura Veronese e Serena Bontempelli, segretaria confederale.

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<<La scelta più logica rimane quella dell’attribuzione del personale alle Regioni, così come previsto dalla normativa nazionale e il loro eventuale distacco presso le Province e la Città Metropolitana consentendo in questo modo una successiva riflessione più ponderata sul modello organizzativo più funzionale per Regione Lombardia>> afferma Laura Veronese. I sindacati restano in attesa dell’esito finale del consiglio regionale che prevede l’esame di molti emendamenti presentati dalle opposizioni. Alla conclusione del presidio, i lavoratori hanno votato all’unanimità la proclamazione dello stato di agitazione, dando mandato alle segreterie regionali di programmare le eventuali iniziative a supporto della vertenza unitaria anche di tipo giudiziale.

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<<La Uil Fpl e la Uil Milano Lombardia sono in piazza per rivendicare le giuste esigenze dei lavoratori dei Cpi – spiega Serena Bontempelli – la Uil vuole che non vengano dimenticate le richieste di quei lavoratori che dal 1° luglio rischiano di perdere lavoro e salario e di coloro che invece hanno garanzie sul lavoro ma non sul salario. Speriamo che il consiglio regionale comprenda queste esigenze e trovi una soluzione equa per tutti; è inutile chiedere politiche attive efficaci se poi le persone che le devono agire non sono messe nelle condizioni di agire al meglio>>.