Lavoro e occupazione in Lombardia
LA REGIONE TIENE, MA CRESCONO INATTIVITÀ, DIVARI TERRITORIALI E DI GENERE. MILANO CORRE, MONZA E BRIANZA FRENANO
Salvatore Monteduro: “Una crescita che lascia indietro pezzi di territorio rischia di indebolire l’intera regione nel lungo periodo”
Il mercato del lavoro in Lombardia conferma nel 2025 una complessiva capacità di tenuta, ma dietro i dati medi regionali si nascondono profonde asimmetrie e segnali di fragilità che riguardano soprattutto donne, giovani e alcune province storicamente produttive. È quanto emerge dal rapporto UIL Lombardia elaborato su dati ISTAT.
Nel 2025, la Lombardia vede salire il numero degli occupati a 4.566.798 (+28.974 rispetto al 2024). Contestualmente, il tasso di disoccupazione scende dal 3,7% al 3,0%. Tuttavia, il dato che desta preoccupazione è l’aumento degli inattivi, cresciuti di 34.863 unità, portando il tasso di inattività dal 37,1% al 37,4%.
<<Il rapporto – sottolinea il Segretario Confederale Salvatore Monteduro –evidenzia un forte squilibrio di genere: la crescita occupazionale è quasi interamente maschile (+28.827 uomini contro appena +147 donne). Il tasso di occupazione femminile rimane sostanzialmente fermo al 45,9%. Preoccupa inoltre la composizione del lavoro: a livello regionale il lavoro dipendente cala di 46.017 unità, mentre cresce quello indipendente (+74.990), sollevando interrogativi sulla stabilità e sulle tutele dei nuovi occupati>>.
La Città Metropolitana di Milano si conferma il motore principale con 33.477 occupati in più e una disoccupazione al 3,0%. Ma il dinamismo milanese contrasta con le difficoltà di altri territori:
- Monza e Brianza: è la provincia che soffre di più, con una perdita di 245 occupati e un balzo degli inattivi (+19.010).
- Segni meno: calano gli occupati anche a Lecco (-5.010), Cremona (-3.074), Bergamo (-2.655) e Como (-1.420).
- Segni più: tengono Brescia (+8.021 occupati), Varese (+6.524) e Pavia (+4.882).
Giovani e NEET
La condizione giovanile resta critica: nella fascia 15-34 anni il tasso di inattività sale al 45,0%, superando il 50% per le giovani donne. Nonostante una diminuzione dei NEET, la transizione verso l’autonomia rimane fragile.
<<In sintesi possiamo dire che la Lombardia tiene, ma non per tutti – conclude Salvatore Monteduro – Milano traina, ma molte province arretrano. Se cala il lavoro dipendente e cresce l’inattività in territori chiave, significa che è indubbio che serva una politica del lavoro più coraggiosa, mirata alla qualità e all’inclusione di donne e giovani. Una crescita che lascia indietro pezzi di territorio rischia di indebolire l’intera regione nel lungo periodo>>.
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