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Sorpresa! Il mercato del lavoro lombardo si muove anche in tempo di crisi

Il mercato del lavoro lombardo presenta un turn-over costantemente superiore, negli ultimi 4 anni, al 35%: quindi in piena crisi, quando verrebbe da pensare che le persone si attacchino più rigidamente al posto di lavoro .Significa che ogni anno oltre il 35% delle persone cambia condizione lavorativa. Questa tendenza è molto evidente nel comparto dei servizi, dove i rapporti di lavoro sono tradizionalmente più “liquidi”; ma anche nell’industria manifatturiera, dove prevale ancora il tradizionale contratto a tempo indeterminato, circa il 25% delle persone cambia rapporto di lavoro ogni anno.

Si potrebbe pensare che tale dato rispecchi il fatto che, in piena crisi, i lavoratori passano da contratti garantiti a forme più precarie. Ma non è così.

Se si osservano i movimenti delle persone da una forma contrattuale all’altra, si può notare che negli ultimi 5 anni 1.800.000 persone sono rimaste nell’ambito del lavoro permanente (contratti a tempo indeterminato) magari muovendosi da un rapporto di lavoro ad un altro, e 388.000 persone sono passate da un lavoro a termine ad un contratto permanente, mentre poco più di 810.000 sono passate da un contratto temporaneo ad un altro analogo, e 281.000 da un contratto permanente ad un contratto temporaneo.

Questi dati, estratti dalla relazione del Prof. Mario Mezzanzanica del CRISP al convegno della UIL Lombardia del 2 Luglio, mostrano un mercato del lavoro lombardo che riserva inaspettate sorprese: nonostante il trend negativo del tasso di disoccupazione (a fine 2011 è poco sotto il 7%, quasi due punti percentuali in più dell’anno precedente ma con ancora un differenziale di -2% rispetto al dato italiano), il tasso di occupazione resiste allo stesso livello di un anno fa (+8% rispetto a quello italiano, addirittura migliore di quello della zona euro); questi numeri spiegano la grande vivacità del mercato del lavoro lombardo e la forte mobilità, in parte maggiore “ascendente” (da contratti a tempo a contratti permanenti), in gran maggioranza “orizzontale” (da un contratto permanente a un altro) e solo in parte minore “discendente” (da contratti permanenti a contratti precari).

Abbiamo dunque un contesto di forte movimentazione del mercato del lavoro lombardo, che crea le condizioni materiali per cui adeguate politiche attive di ricollocazione e riqualificazione possano consentirci di affrontare la questione degli esuberi e di ottimizzare i percorsi di inserimento lavorativo. La scommessa è quella di riuscirci, mettendo assieme gli sforzi e le risorse della pubblica Amministrazione, degli operatori del settore e del sistema delle imprese.