Smart working in lombardia per oltre 700 mila. Cambiare le regole
Monteduro: “Fenomeno strutturale. Ora servono regole, contrattazione e qualità del lavoro”
Smart Working a 6 anni dalla pandemia. Secondo una stima elaborata da UIL Milano Lombardia su dati 2024 dei lavoratori dipendenti e sui tassi nazionali dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, in Lombardia i lavoratori coinvolti nello smart working sarebbero circa 703.784.
Nel dettaglio, la stima UIL Milano Lombardia indica una platea di: 109.259 lavoratori nella Pubblica Amministrazione, 211.627 lavoratori in microimprese e PMI, 382.898 lavoratori nelle grandi imprese
Un dato particolarmente significativo riguarda l’area milanese: nella Città Metropolitana di Milano la stima UIL indica 234.238 lavoratori in smart working, pari a circa un terzo del totale regionale stimato, con una forte concentrazione nelle attività a più alta intensità organizzativa e professionale.
<<Questi numeri ci dicono una cosa molto chiara: lo smart working in Lombardia non è più un tema marginale o legato solo alla fase emergenziale. È ormai una componente strutturale dell’organizzazione del lavoro e, proprio per questo, va governato con serietà – dichiara Salvatore Monteduro, Segretario UIL Lombardia – Il punto non è soltanto quanti lavoratori fanno smart working, ma come lo fanno: con quali tutele, con quale diritto alla disconnessione, con quali strumenti, con quali criteri organizzativi e con quale equilibrio tra produttività e qualità della vita>>.
Secondo la UIL Lombardia, la distribuzione stimata evidenzia anche una criticità di sistema: la maggiore concentrazione del lavoro agile nelle grandi imprese rispetto a microimprese e PMI. <<C’è un tema di disuguaglianza organizzativa – continua Monteduro – che non possiamo ignorare. Dove ci sono strutture più forti, modelli organizzativi più maturi e investimenti digitali, lo smart working è più accessibile e più regolato. Nelle realtà più piccole, invece, spesso è più fragile, più discontinuo o meno tutelato>>.
Il sindacato richiama inoltre il valore strategico del tema in una regione come la Lombardia, segnata da forte pendolarismo, congestione urbana e differenze territoriali marcate.
<<In Lombardia il lavoro agile – prosegue il segretario confederale – può essere una leva concreta per migliorare la conciliazione vita-lavoro, ridurre tempi e costi degli spostamenti e rendere il lavoro più attrattivo, soprattutto nei territori dove il costo della vita e della mobilità pesa di più. Ma senza regole e contrattazione il rischio è l’effetto opposto: scaricare costi sul lavoratore, aumentare la disponibilità continua e accentuare le disuguaglianze>>.
Da qui la richiesta della UIL Lombardia di aprire una fase nuova sul lavoro agile, fondata su qualità e relazioni industriali, con particolare attenzione anche alla Pubblica Amministrazione.
<<Se ci si si domanda quali siano i presupposti per uno smart working del futuro direi che sicuramente serve una contrattazione di qualità sul lavoro agile – conclude Monteduro – serve rendere effettivo il diritto alla disconnessione, serve monitorare i carichi di lavoro e investire su formazione organizzativa e digitale. E serve una riflessione seria anche sulla qualità del lavoro agile nella Pubblica Amministrazione, perché non è solo una questione quantitativa ma di funzionamento dei servizi e condizioni di lavoro>>.
Segue nota metodologica
Nota metodologica
La stima della UIL Lombardia è una elaborazione proporzionale basata sui tassi nazionali dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano applicati ai lavoratori dipendenti 2024. I valori hanno natura stimata e non costituiscono una rilevazione territoriale diretta per singola provincia.


