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Consigliera di parità: cosa fa e quale ruolo svolge

Per meglio capire cosa faccia e quale ruolo svolga, leggi l’intervista qui sotto alla Consigliera Nazionale di Parità, Alessandra Servidori.

AGENPARL) – Roma, 24 mag – Promuovere e controllare l’attuazione dei principi di uguaglianza, di opportunità e non discriminazione per uomini e donne nel mondo del lavoro. E’, in sintesi, la figura della Consigliera di Parità nominata con decreto del Ministro del Lavoro di concerto con il Ministro delle Pari Opportunità. E’ un pubblico ufficiale, ma nessuno conosce fino in fondo il ruolo delle Consigliera, come si muove e, nello specifico, come lavora. A raccontarlo all’AgenParl è la stessa Consigliera Nazionale di Parità, Alessandra Servidori. “La consigliera di parità è riconosciuta come unico interlocutore dalla Commissione Europea come organismo del governo italiano, in materia di politiche di parità. C’è una dimensione istituzionale, quindi, che non si ferma ai confini italiani ma che viaggia a livelli internazionali. Una serie di strumenti li abbiamo già e abbiamo la possibilità di procedere sul versante del loro potenziamento. Il ruolo delle consigliere – racconta la Serivdori – è quello di mettere in pista politiche antidiscriminatorie. In tutte quelle che sono le politiche governative e che hanno una ricaduta sul mercato del lavoro, noi abbiamo la possibilità e il ruolo, che la legge ci consegna in quanto pubblici ufficiali, di essere da collettore sul territorio.

C’è una consigliera per ogni regione ed una per ogni provincia, che hanno appunto questa funzione di ‘interlocutore della parti sociali’. Naturalmente in questa mission che abbiamo c’è una parte che riguarda lo sviluppo delle politiche attive, sul versante della prevenzione, e poi abbiamo avuto il compito di attrezzare l’osservatorio sulla contrattazione decentrata per raccogliere tutti gli accordi e le buone prassi che in materia di flessibilità lavorativa e conciliativa. Adesso abbiamo tutto il pacchetto lavoro, congedi parentali e discriminazioni. L’introduzione dei voucher, uno strumento poco conosciuto e poco usato. Tutti questi strumenti sono già, in qualche modo valorizzati, adesso si tratta di svilupparli e promuoverli. Sono tutte politiche attive. La nostra è una funzione tecnica, non siamo delle politiche, siamo dei ‘bracci operativi’ dal punto di vista delle pari opportunità ed essendo un organismo ramificato sul territorio, ci scambiamo tutte le informazioni e tutto è sul nostro sito. Produciamo materiale a disposizione di tutto.
Qual è l’approccio con il territorio?
Noi abbiamo fatto una campagna di comunicazione, ancora presente sul sito, che ha aiutato sicuramente. C’è sempre questa precondizione, ossia che le funzioni camminano sulle gambe di chi le vuol far camminare. Abbiamo consigliere di parità che hanno sviluppato sul territorio ottimi rapporti, si sono fatte conoscere, messe a disposizione, hanno replicato tutta una serie di accordi, per esempio con gli ispettori di lavoro, con l’Inail, con i consulenti del lavoro. Lavoriamo un po’ meno con le Università ma solo perché noi non siamo ammaliate dall’accademia, noi siamo molto operative. Adesso abbiamo bisogno di lavorare moltissimo, insieme, perché questa è la strada per sostenere il mercato del lavoro delle donne. Poi ultimamente abbiamo fatto sicuramente un grande sforzo perché, nell’impostare la legge ‘Brunetta’, non si era neanche pensato di impostare la riforma in un’ottica di genere, ma, imponendo la nostra presenza, abbiamo introdotto una serie di passaggi che hanno portato a realizzare anche un’impostazione con un’ottica di genere.