IA e sicurezza sul lavoro
Alla Statale di Milano un confronto su prevenzione, regole e trasformazioni organizzative
Si è svolto oggi, presso l’Università degli Studi di Milano, il convegno dedicato al rapporto tra intelligenza artificiale e tutela della salute e sicurezza sul lavoro, un momento di confronto che ha messo in dialogo mondo accademico, istituzioni, parti sociali su opportunità, limiti e condizioni di utilizzo delle tecnologie intelligenti nei contesti lavorativi.
Nel corso della tavola rotonda, la Segretaria confederale UIL Lombardia, Eloisa Dacquino, ha sottolineato che l’IA non è “solo tecnologia”, ma incide sul modo in cui si organizza il lavoro, si definiscono priorità, si assumono decisioni e si gestiscono tempi e procedure. Proprio per questo, la domanda non può essere soltanto “cosa fa” l’IA, ma chi la governa, con quali regole, con quali responsabilità e con quali garanzie di trasparenza e controllo.
Dal confronto è emerso che l’innovazione può diventare un alleato della prevenzione se inserita in un quadro chiaro: integrazione nella valutazione dei rischi, supervisione effettiva, tracciabilità delle scelte, possibilità di verifica e correzione degli esiti, tutela da utilizzi opachi o distorsivi. In altre parole: sistemi “intelligenti” non possono trasformarsi in scatole nere che orientano l’organizzazione senza accountability.
Un passaggio centrale ha riguardato la formazione: nessuna tecnologia può sostituire una formazione reale, mirata ai rischi delle mansioni e verificabile nei contenuti e negli esiti. Al contrario, strumenti digitali e nuovi modelli di tracciabilità possono rafforzare la qualità dei percorsi, contrastare false attestazioni e rendere più solido il presidio preventivo.
Dacquino ha richiamato inoltre un nodo di equità: “l’adozione dell’IA rischia di procedere a velocità diverse, lasciando più esposte le realtà fragili, le filiere frammentate e molte PMI. Per la UIL Lombardia la transizione va quindi accompagnata da regole, controlli e strumenti che non producano nuove disuguaglianze, ma rafforzino prevenzione e diritti”.
“In un contesto in cui infortuni e morti sul lavoro restano un’emergenza – ha concluso Dacquino – l’IA può aiutare a intercettare segnali di rischio e migliorare la sicurezza, ma solo se è governata, trasparente, partecipata e adottata in ogni contesto lavorativo. Contrattare l’algoritmo è necessario così come il sistema di partecipazione dei lavoratori nella fase di implementazione, sviluppo e monitoraggio dei sistemi IA. L’intelligenza artificiale può diventare un acceleratore di prevenzione e di qualità del lavoro, solo se la mettiamo al servizio di un obiettivo non negoziabile: proteggere la vita e la salute delle persone”.
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