Rapporto immigrazione 2019

Clara Lazzarini, Segretaria regionale responsabile Politiche dei generi e pari opportunità

La spietata verità dei numeri obbliga a prendere atto che la migrazione è fenomeno globale e inarrestabile del genere umano; legato ai bisogni delle persone sia migranti ma anche ospitanti che mette alla prova la nostra capacità di tradurre le conoscenze in atti amministrativi che portino al superamento di disuguaglianze e non alla creazione di altre. Dobbiamo darci come priorità dopo l’accoglienza l’integrazione,  fatta dal consapevole esercizio dei propri di riti e contestuale all’obbligo di rispettare i doveri. L’integrazione ci impone la sfida di sapere gestire le diversità nei luoghi di lavoro con la contrattazione di primo e secondo livello. E saper gestire le diversità nella organizzazione della città evitando il pericolo della formazione di ghetti e di nuove ingestibili periferie”.

Presenza immigrata e contraddizioni di una Regione

L’ apporto economico dei cittadini stranieri a favore della crescita e della ricchezza della Regione Lombardia non è stato in grado di contrastare un processo di metamorfosi della narrazione sociale, che ha visto crescere decisioni amministrative discriminatorie ed avverse. Da una Regione, che nel tempo passato era sostanzialmente connotata da un equilibrio sociale ben consolidato in grado di avere una collettività capace di competere a tutti i livelli, con il resto delle aree più sviluppate d’Europa, e del mondo, si è passati ad un territorio che, negli ultimi decenni, ha visto crescere segnali di frammentazione sociale e di attività amministrative divisive.

Gli imprenditori lombardi, da parte loro, continuano a richiedere manodopera altamente specializzata per la riqualificazione o il potenziamento delle proprie capacità produttive, ma lamentano la mancanza nella Regione più ricca d’Italia della disponibilità di un capitale umano necessario all’innovazione. Decine di migliaia di posti di lavoro ad alta qualifica restano scoperti per mancanza di personale adeguato.

La popolazione straniera

In base ai dati ISTAT, la popolazione straniera residente nella Regione Lombardia, al 31 dicembre 2018 , ammontava a 1.181.772 su 10.060.574 residenti totali, in crescita quindi di sole 27.937 unità, ossia il 2,4% in più rispetto al 31 dicembre 2017. Tale popolazione rappresentava l’11,7% della popolazione lombarda, cresciuta solo di 24.416 cittadini nel corso dell’intero 2018, ossia segnando un magro +0,24%. Quasi la totalità dell’aumento di popolazione è da attribuirsi ai cittadini stranieri.

Negli ultimi 9 anni 289.934 cittadini stranieri hanno acquisito la cittadinanza italiana, ed oggi rappresentano il 3,3% dei cittadini residenti in Lombardia.

L’economia

La Lombardia vede continuamente crescere i contribuenti stranieri e nell’anno 2017, stando ai dati del Mistero dell’Encomia e delle Finanze, il loro numero ammontava a 798.850 unità. Rappresentavano l’11,2% del totale dei contribuenti lombardi. E’ curioso verificare che la percentuale di contribuenti sul totale del lombardi combaci quasi con l’11,7% della percentuale di cittadini stranieri residenti in Lombardia alla fine del 2018. I redditi dichiarati ammontavano a 12,874 miliardi di euro, producendo un versamento Irpef pari a 2,077 miliardi.

Nel 2018, sul territorio regionale, sono stati 99.542 i decessi a fronte di 75.693 nasciate. La popolazione della Regione è costituita dagli over 65enni per il 22.6% del totale e non è improbabile che, nel prossimo futuro, vi sia una maggiore necessità di garantire una degna assistenza a fasce sempre più ampie della popolazione anziana. Per contro, la popolazione straniera presenta solo un 3,8% di cittadini che hanno superato la soglia dei 65 anni,. Il 73,5% ha un’età tra i 18 e i 64 anni, popolazione, quindi, che resterà a lungo costretta all’attività lavorativa che risulterà cruciale per la stabilità del sistema previdenziale, non solo lombardo, ma anche italiano.

L’immigrazione dovrebbe, visti i risultati economici e fiscali, apparire ben integrata nel contesto socio- economico lombardo, ma, nei fatti, si trova spesso esposta a trattamenti discriminatori proprio da quegli organi istituzionali che hanno o che potrebbero avere in mano i dati reali del fenomeno. I territori come Milano, Brescia e Bergamo, tutti a forte vocazione imprenditoriale, rappresentano buona parte dei distretti strategici dell’industria lombarda, e vedono spesso amministrazioni pubbliche dagli occhi bendati per quanto riguarda l’apporto di ricchezza da parte dei lavoratori migranti. La stessa vocazione imprenditoriale lombarda ha contaminato gli stranieri, le cui imprese crescono di anno in anno. In Regione sono 87.640 le imprese guidate da cittadini nati all’estero e, di queste, 52,259 sono nei servizi, e 32.687 nell’industria. Lo spirito imprenditoriale locale ha trovato nuovi validi adepti, nonostante alcuni provvedimenti amministrativi avversi, come le questioni legate ai fast food.

Chi aiuta chi

I migranti sparsi nel mondo, inclusi i concittadini italiani espatriati, trasferiscono verso il proprio paese di origine centinaia di miliardi di dollari ogni anno. Nel 2018 tali trasferimenti hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 529 miliardi di dollari, che lievitano a 689 miliardi se includiamo le rimesse dei migranti originari dei paesi a sviluppo avanzato, come, ad esempio, gli emigrati italiani.

Un volume di aiuti che nessuna ONG o Stato sarebbe in grado di eguagliare. Dalla sola Lombardia, nel 2018, secondo quanto comunicato dalla Banca d’Italia, sono stati inviati 1,46 miliardi di euro, un +2,16% rispetto ai 1,2 miliardi del 2017. Tale crescita degli invii di danaro ha interessato tutte le province lombarde.