Addizionale Irpef, la denuncia UIL

QUANDO LA PROGRESSIVITÀ FISCALE DIVENTA UN REQUISITO DI RESIDENZA

TRA MILANO E VARESE 15MILA EURO DI DIFFERENZA SULLE TASSE LOCALI

Salvatore Monteduro: «La Costituzione parla chiaro, la capacità contributiva non può dipendere dal codice postale. Ma c’è chi dimostra che un’alternativa equa esiste».

 

Il principio della progressività fiscale, solennemente sancito dall’articolo 53 della nostra Costituzione, rischia di naufragare proprio nel livello di imposizione fiscale più vicino alle tasche dei cittadini: il territorio locale. È quanto emerge con forza dall’ultimo studio realizzato dalla UIL nazionale sulle addizionali regionali e comunali IRPEF, analizzato nel dettaglio dalla struttura regionale della UIL Lombardia.

Se a livello regionale la Lombardia si dota di un sistema formalmente progressivo – caratterizzato da aliquote che oscillano dall’1,23% per i redditi fino a 15 mila euro, sino a toccare l’1,73% per i contribuenti che superano i 50 mila euro – è nel panorama frammentato dei singoli Comuni che si consumano le disparità più marcate ed evidenti. A fare la differenza sono sia le soglie di esenzione previste dalle amministrazioni locali, sia le filosofie di applicazione dell’imposta stessa.

L’analisi focalizzata sui capoluoghi lombardi scatta l’istantanea di un vero e proprio “arbitraggio geografico” della tassazione. Milano si conferma l’ente più tutelante, garantendo l’esenzione totale dall’addizionale comunale fino a 23 mila euro di reddito imponibile. A ruota segue Mantova con una soglia fissata a 22 mila euro, seguita da Lecco (senza progressività) e Lodi (17 mila euro), Pavia (16 mila con un aliquota a 0.70 però) e Como (15 mila euro ma senza progressività). Sul fronte opposto della classifica, in una posizione di netta penalizzazione per i contribuenti a basso reddito, Bergamo con un’aliquota fissa di 0,8 e senza alcuna fascia di esenzione. Subito dopo si attestano Sondrio con una franchigia di soli 10 mila euro e Varese, maglia nera della regione, dove l’esenzione si ferma ad appena 8 mila euro.

Questo divario, che si traduce in un abisso di ben 15 mila euro tra le due estremità territoriali, comporta asimmetrie immediate ed inique: un lavoratore o un pensionato lombardo con un reddito imponibile di 15 mila euro gode dell’esenzione totale in gran parte dei capoluoghi (come Milano, Mantova, Lecco, Lodi o Pavia), mentre è costretto a versare l’imposta fino all’ultimo centesimo se risiede a Sondrio o a Varese.

Accanto al tema delle soglie, lo studio solleva un velo sulle modalità di prelievo. La stragrande maggioranza dei capoluoghi lombardi adotta un’aliquota unica piatta (flat), che va a colpire con la medesima percentuale contribuenti con capacità economiche radicalmente distanti. Esiste tuttavia un’alternativa virtuosa: i comuni di Mantova, Lodi e Pavia hanno scelto di applicare concretamente il dettato costituzionale introducendo un sistema di aliquote differenziate per scaglioni di reddito, applicando localmente la vera progressività fiscale.

«Lo studio della UIL nazionale mette in evidenza una questione che riguarda direttamente lavoratori e pensionati lombardi», dichiara Salvatore Monteduro, Segretario Confederale UIL Lombardia. «Quando due cittadini con lo stesso reddito pagano importi diversi soltanto perché vivono in Comuni differenti, significa che il sistema presenta elementi di disomogeneità che meritano una profonda riflessione. Ancora più rilevante è il fatto che alcuni Comuni lombardi abbiano già scelto di applicare una vera progressività fiscale. Questo dimostra chiaramente che una diversa impostazione è possibile».

Per il sindacato, questa disparità risulta ancor più insostenibile se calata nel contesto socio-economico attuale della regione, in cui, la continua fiammata dei costi legati alla vita quotidiana, all’abitare, alla mobilità e ai servizi essenziali sta drenando il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni a ritmi molto più serrati rispetto alla crescita delle retribuzioni.

«L’obiettivo non è privare i Comuni dei fondi necessari all’erogazione dei servizi di welfare locali –  prosegue Monteduro – , bensì ripensare in modo equo i criteri di finanziamento: i servizi devono essere sostenuti in modo proporzionale alla reale capacità contributiva delle persone, potenziando la clausola di salvaguardia dei redditi bassi e medio-bassi attraverso l’innalzamento delle soglie di esenzione».

Uil Lombardia rilancia pertanto la proposta della UIL nazionale di avviare immediatamente una riflessione strutturale sul meccanismo delle addizionali territoriali. L’obiettivo è definire criteri minimi di progressività a livello nazionale e locale e innalzare i livelli di tutela per le famiglie economicamente più fragili.

«La progressività fiscale non può fermarsi all’IRPEF nazionale e diventare un principio variabile a seconda del campanile sotto cui si risiede. Alcune storiche amministrazioni del nostro territorio dimostrano che coniugare bilanci sani, servizi efficienti ed equità sociale non solo è auspicabile, ma ampiamente realizzabile. È da queste buone pratiche che l’intera regione deve ripartire per dare piena centralità ai diritti garantiti dalla nostra Costituzione», conclude Monteduro.

 

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