Sicurezza sul Lavoro. Le parole di Danilo Margaritella al Presidio

Care Lavoratrici, lavoratori, Cari delegati

 Ancora una volta ci troviamo qui in questa piazza, davanti al Palazzo della Regione.

Era il 17 aprile di quest’anno, quando sempre qui, e sempre in questa piazza, attivandoci anche con un “flash mob” abbiamo messo in luce come nel 1° bimestre 2019 le denunce di infortunio all’Inail fossero state più di 19.000 con un aumento del 4,5% sul 2018.

Un dato che vedeva in crescita, soprattutto tra le lavoratrici, anche le malattie professionali con +16% rispetto al 1° bimestre 2018.

E di questi incidenti, solo a fine febbraio erano già 21 quelli mortali rilevati dall’Inail (infortuni avvenuti in luogo di lavoro e in itinere).

Sono passati cinque mesi.

Cinque mesi in cui questi dati non sono ne diminuiti ne si sono stabilizzati.

Purtroppo oggi siamo di nuovo qui dovendo registrare che gli infortuni mortali nel 2019, paragonati allo scorso anno, sono aumentati del 61% in Lombardia.

Il 2019 è un anno da record ed è ora di dire basta, il primo semestre del 2019 è il peggiore degli ultimi anni, è stato infatti superato il totale delle vittime del primo semestre 2018 che già era stato il peggiore degli ultimi anni

Dirò di più.

Mi pare, ci pare, che si sia superato il limite.

Quei morti sono la nostra zona d’ombra, un pezzettino della nostra coscienza sporca di cittadini e consumatori, quella che abita il nostro stesso Paese. Quei morti sono i costi bassi delle case che abitiamo, sono i pomodori con lo sconto del 30% al supermercato, sono il gadget tecnologico comprato online che arriva dopo un giorno dall’ordine, sono il made in Italy che esportiamo nel mondo, di cui ci riempiamo la bocca.

Cifre da record, dopo quelle altrettanto elevate degli ultimi anni. Un caso? No, il risultato di un Paese che si dimentica di chi fa lavori umili. Il prezzo della nostra cattiva coscienza di cittadini e consumatori.

È un’escalation che ci deve preoccupare. E non solo perché non è possibile che nel terzo millennio, in un Paese dell’Occidente sviluppato, anche una sola persona possa morire mentre lavora.

Chiunque sia al governo, dovrebbe farsi carico di tutto questo e chiedere a se stesso l’ambizione di fare dell’Italia un Paese in cui nessuno muore mentre lavora. Garantendo sanzioni più severe, controlli più stringenti e pure incentivi per chi rispetta le regole e tutela il suo capitale umano. Banalmente, che non faccia finta di dimenticarsi del problema.

Perché questi infortuni, al di là degli incidenti, raccontano un Paese che sta lentamente scivolando all’indietro, e che sta dimenticandosi di tutelare un pezzo della sua società. Peggio ancora: il pezzo di società più debole e vulnerabile

Operai, facchini, muratori, braccianti: a morire sono i lavoratori più umili, quelli che nemmeno ci ricordiamo che esistono, quelli che soffrono ogni giorno# davvero! La concorrenza spietata delle delocalizzazioni, il ricatto costante di gente come loro, più disperata di loro, disposta a fare il loro lavoro per nulla, senza alcuna tutela, in Italia o altrove. Quel lavoro che, per stare in Italia, o è sottopagato o non è. O è insicuro o non è. O è pericoloso, o non è. Talvolta, sopratutto se sei straniero, è pure senza alcun contratto e con retribuzioni da schiavi. Prendere o lasciare.

E perché ancora oggi si muore di lavoro?

Insufficiente formazione?

Scarsa vigilanza?

Non applicazione della normativa?

Sicuramente è doverosa e necessaria una complessiva azione sistematica sulla formazione anche dei lavoratori.

Ma è, e resta la responsabilità nell’assolvimento degli obblighi datoriali e delle funzioni di tutela e controllo il vero nocciolo del problema.

Qui davanti oggi, come abbiamo ribadito una settimana fa al presidente Fontana e ai suoi assessori, è questo che chiediamo. Un impegno serio e reale nel dare attuazione a quanto abbiamo messo nero su bianco nelle nostre proposte.

Mentre attendiamo una forte presa di posizione delle Associazioni datoriali, la risposta delle istituzioni lombarde deve essere tempestiva ed efficace.

Garantire in primis l’attuazione al 100% del turn over delle dirigenze e dei tecnici della prevenzione ed assistenti sanitari.

Negli ultimi 5 anni si è prodotta una contrazione del 15-17% del personale PSAL.

Questo significa aver avuto minori controlli, maggior carico di lavoro e automaticamente ulteriori incidenti.

E visto che si ha una sorta di “tesoretto” di ben 8,6 milioni di euro che derivano dalle sanzioni irrogate, abbiamo chiesto con forza che questi soldi vengano utilizzati per assumere il personale necessario ai controlli.

Si tratterebbe di contratti a tempo determinato, è vero. Ma abbiamo intanto ottenuto che si stipulino contratti di 36 mesi rinnovabili di altri 12 con la possibilità, che auspichiamo si verifichi realmente, di completa stabilizzazione successiva.

E non basta che si potenzino le assunzioni per i controlli. Questo non è sufficiente. Abbiamo bisogno che vengano intensificati i controlli nei siti produttivi a rischio.

E su questo tema è importante che sia istituita un tavolo di lavoro delle DG welfare di cui facciano parte le organizzazioni sindacali, le Ats e i dipartimenti di prevenzione.

E che dire della circolazione delle informazioni tra i vari organismi?

Servono iniziative che sembrerebbero anche scontate: Inps, Inail e gli altri Istituti comincino a scambiarsi i dati, non è accettabile che in quest’era digitale ognuno resti proprietario delle proprie banche dati

E’ stato formulato che la Cabina di Regia già insediata presso il DG Welfare, possa contare su un pool di esperti composti da Inail, Inps, Ispettorato del Lavoro, Vigili del Fuoco e Carabinieri, in modo da poter coordinare interventi ispettivi mirati e capillari.

Troppa precarietà, in un sistema degli appalti che sfugge ai controlli, nella necessità di far diventare la cultura della sicurezza un investimento e non un costo come invece prevale adesso.

Dobbiamo per forza andare in questa direzione. Non possiamo permetterci di andare oltre.

Il Lavoro dignitoso nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite implica di avere luoghi di lavoro sicuri dove la salute viene protetta.

Pare che in Italia ciò non accada.

Per questo crediamo che sia importante agire anche a livello europeo.

Sarebbe necessaria un’ulteriore armonizzazione delle leggi per raggiungere i più alti standard di protezione, rendendo le migliori tecnologie disponibili ai lavoratori per prevenire ogni tipo di incidente o malattia professionali.

Ecco proprio le tecnologie possono aumentare il nostro controllo nelle nostre vite. E mi riferisco in particolare agli effetti potenziali che l’intelligenza artificiale può avere proprio sul lavoro e sulla sua dignità, partendo proprio dalla sicurezza.

Servono iniziative che sembrerebbero anche scontate, ma Inps, Inail e gli altri Istituti devono iniziare a scambiarsi i dati! Non è accettabile che in quest’era digitale ognuno resti proprietario delle proprie banche dati

Si deve puntare fortemente su questi aspetti, cosa che molto spesso le aziende trascurano, considerando gli investimenti, perché si tratta di investimenti in sicurezza, come una spesa.

Occorre promuovere tra le imprese e tra i lavoratori una cultura della prevenzione sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, occorre un piano straordinario per la prevenzione che vuol dire puntare innanzitutto sulla formazione. Quella formazione che noi auspichiamo debba essere continua per il cittadino. Che parta dalle scuole e accompagni la vita di ciascuno di noi nel lavoro e nella società.

Perchè care lavoratrici e cari lavoratori, queste non sono spese, sono solo il futuro di tutti noi.

Non dobbiamo mai e sottolineo mai dimenticare il ruolo che deve continuamente avere la formazione.

Lo ribadisco ora con forza e lo abbiamo chiesto con la stessa veemenza e forza al presidente Fontana. CGIL, CISL e UIL ritengono che per un vero piano strutturale e di lungo periodo la formazione sia l’elemento imprescindibile per poter arginare il fenomeno delle morti bianche.

Vogliamo venga valorizzato il ruolo degli organismi paritetici che possano essere espressione delle organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro che, a livello nazionale, siano le più rappresentative possibili senza dimenticare che nelle emergenze degli incidenti sul lavoro dobbiamo far rientrare anche gli infortuni stradali.

Solo così sarà possibile porre un freno a un’emergenza davanti alla quale ogni volta siamo costretti a denunciare e scendere in piazza.

Si perchè preferiremmo tutti, oggi, essere al nostro lavoro. Un lavoro certo, non dimentichiamolo mai, ma soprattutto sicuro, e ci pare proprio che questo non avvenga.

Grazie. Grazie alle Categorie Regionali e ai territori di Cgil-Cisl-Uil che oggi hanno partecipato numerosi a questo Presidio, la nostra battaglia continua.