Uil boccia le nuove regole della Regione per le ricette mediche
UIL Lombardia: «Una ricetta che scade non è un bisogno di salute risolto. Per le priorità U e B la prenotazione deve essere attivata dal medico e presa in carico dal Servizio sanitario regionale»
Dopo le liste di attesa, Uil ancora sugli scudi dopo le decisioni prese dalla Regione Lombardia in merito alle ricette urgenti e brevi (U e B) in cui si prevede che dal prossimo 15 settembre, avvenga il cambio dei termini di validità delle prescrizioni per visite ed esami che per le urgenti dovranno essere prenotate entro 10 giorni dalla prescrizione, mentre quelle brevi entro 30 giorni. Ma attenzione. La scadenza riguarda il momento della prenotazione e non la data in cui la visita o l’esame saranno effettivamente eseguiti. Se la prenotazione non avverrà entro i termini previsti, la ricetta sarà invalidata e non potrà più essere utilizzata.
Pur comprendendo l’esigenza di garantire che una prescrizione urgente o breve corrisponda a un bisogno clinico ancora attuale, la nuova regola rischia di scaricare interamente sul cittadino la responsabilità di trovare un appuntamento, anche quando il sistema sanitario non offre disponibilità.
«Nemmeno il tempo di criticare le negatività del provvedimento per le liste di attesa– dichiara il Segretario Confederale Salvatore Monteduro –che la Regione ha pensato di intervenire su un altro tema caldo come le prescrizioni urgenti e brevi. E quello che emerge è assurdo. Non si può chiedere a una persona anziana, fragile, malata o con difficoltà nell’utilizzo dei canali digitali di inseguire autonomamente un appuntamento urgente. Non è accettabile trasferire sugli utenti le conseguenze della mancanza di disponibilità del Servizio sanitario. Se un medico certifica che una prestazione deve essere effettuata con urgenza o in tempi brevi, deve essere il Servizio sanitario a prenderla immediatamente in carico».
Una posizione, quella della UIL che non si limita alla critica, ma si formula con la proposta che, quando viene prescritta una prestazione con priorità U o B, il medico non dovrebbe limitarsi a consegnare la ricetta, ma dovrebbe attivare direttamente la prenotazione attraverso il sistema regionale. Il cittadino dovrebbe concludere la visita con un appuntamento già fissato oppure con la certezza che la richiesta sia stata formalmente presa in carico dal SSR.
E ancora il sindacato suggerisce che laddove non esista una disponibilità compatibile con la priorità assegnata, deve essere il sistema a ricercare la prestazione nella rete pubblica e privata accreditata e a comunicarla successivamente al paziente. In questa situazione, la ricetta non dovrebbe decadere, perché la mancata prenotazione non dipenderebbe dal cittadino, ma dall’insufficienza dell’offerta sanitaria.
«Accorciare la durata delle ricette – continua Monteduro – può migliorare l’appropriatezza, ma non può diventare un modo per far scomparire formalmente le prescrizioni dalle liste. Una ricetta eliminata dal sistema non significa che la persona sia stata curata. Il bisogno di salute rimane e il cittadino è costretto a tornare dal medico, chiedere una nuova valutazione e ricominciare da capo».


